giovedì 1 maggio 2014

Strane creature - Tracy Chevalier

Siamo all'inizio dell'Ottocento a Lyme, un piccolo villaggio costiero nel sud dell'Inghilterra, dove le tre sorelle Philipot sono state costrette a vivere in seguito al matrimonio del fratello che si è insediato di diritto nella casa paterna a Londra.
Louise, Elizabeth e Margaret vengono "invitate" a scegliere una nuova residenza, più economica, perché, non ancora sposate e probabilmente destinate a rimanere zitelle - almeno le due maggiori - non pesino sulle spalle del fratello orami accasato.
Per le tre sorelle, abituate agli agi della città e della loro classe sociale elevata, il trasferimento in un piccolo cottage della provincia è piuttosto traumatico, ma a tutto ci si abitua e così sarà anche per loro.
Louise, la maggiore, si dedicherà al giardinaggio e alla botanica, Margaret, la minore, appena diciottenne, la più civettuola e l'unica con ancora qualche possibilità di trovare marito, prenderà a frequentare il circolo locale, riponendo nella cura della propria persona e nella ricerca di buone frequentazioni tutte le sue speranze.
Ma sarà Elizabeth, la più austera e taciturna, a sorprendere tutti dedicandosi con dedizione che sfiora l'accanimento non solo alla collezione - che avrebbe potuto essere accettato - ma addirittura alla ricerca di reperti fossili sulle spiagge limacciose del villaggio.
E' così che in breve tempo i suoi stivaletti e le sue vesti si incrosteranno di fango e i suoi guanti saranno corrosi dalla salsedine.
E' così che farà la conoscenza e stringerà amicizia con Mary Annings, una ragazzina dalla natura libera e selvatica, che raccoglie e vende fossili fin dalla più tenera età per aiutare la famiglia a sbarcare il lunario.
E' così, soprattutto, che la sua reputazione verrà irrimediabilmente compromessa, guadagnandole la fama di originale.
Sono due le grandi storie che si intrecciano in questo romanzo. Quella di Elizabeth Philipot, gentildonna londinese impiantata a Lyme, che viene risucchiata dall'interesse per i fossili e si ritrova a vivere le dispute culturali del secolo relative all'evoluzione. Già, perché all'inizio dell'Ottocento era impensabile ammettere che alcune delle creature di Dio si fossero estinte, avrebbe significato ammettere un errore divino. E poi quella di Mary Annings che da semplice cacciatrice di "ninnoli" da rivendere a turisti curiosi, diventa una vera e propria esperta nella ricerca e ricostruzione dei primi animali preistorici portati alla luce.
L'emancipazione femminile passa anche dai fossili.

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